Diario di viaggio

Attraversando la Serranía di Ronda: Gaucín e Genalguacil, il “paese-museo”

Abbandonata l’autostrada del Mediterraneo e la massificazione delle città costiere della provincia di Malaga, iniziamo a salire lungo una strada di morbide curve, costeggiata da querce, noci e castagni. Il paesaggio ci avvolge improvvisamente in un verde intenso punteggiato qua e là da macchie bianche, che paiono come inghiottite dalla vegetazione. Avvicinandoci, queste macchie prendono la forma di piccole case dai tetti color sabbia addossate le une alle altre, che di notte paiono minuti presepi avvolti in una luce calda.

Sono i pueblos blancos della Serranía di Ronda, oggi quindici in totale (ma dovettero essere almeno una trentina), un tempo parte del Regno di Granada. L’origine araba è rivelata non solo dalla struttura urbanistica e architettonica, con la trama di strette vie e gli edifici popolari tipici di Al-Andalus, ma anche dai loro nomi: Algatocín, Alpanderie, Atajate, Benadalid, Benalauría, Benarrabá, Cartajima, Faraján, Gaucín, Genalguacil, Igualeja, Jubrique, Júzcar, Parauta e Pujerra.

Gaucín

Incrociamo Casares, al limite della Serranía, ed entriamo in un altro mondo, dove il tempo sembra essersi fermato [non soltanto metaforicamente, visto che per percorrere i pochi chilometri che in linea d’aria separano i pueblos blancos occorrono medie ore abbondanti]. Lungo la strada ci tratteniamo a comprare una forma di formaggio di capra e del pane appena sfornato in un negozio che non ha insegne, ma che tutti sanno essere lì, de toda la vida. A metà del nostro cammino spegniamo per un istante la macchina per ascoltare la voce del fiume Genal (che si trasforma presto nel frastuono del clacson di un’auto di ragazzi del posto che arriva a tutta velocità e quasi ci travolge, poveri noi, inguaribili romantici).

Giungiamo finalmente a Gaucín, il più grande dei pueblos blancos, dove possiamo godere di una vista degna del più sublime sentimento dei Romantici dinnanzi alla grandiosità della natura: il castello arabo e, sullo sfondo, la rocca di Gibilterra e il faro di Ceuta, Africa. Alle due del mattino le luci del castello di spengono, lasciandoci con il nostro pane e formaggio in una oscurità quasi assoluta. Da qui passavano, tra Sette e Ottocento, i viaggiatori inglesi in cammino da Gibilterra a Ronda, in un paesaggio abitato da bandoleros e flamencos; di questo luogo era originaria Carmen, protagonista dell’omonima opera di Merimée.

La Serranía di Ronda vista da Gaucín

[A Gaucín vi consiglio di perdervi tra le vie del paese, dove incontrerete signore che chiacchierano sedute fuori dalle porte, gatti addormentati al sole, gallerie d’arte, negozi di artigianato. Non dimenticate di tenere d’occhio le porte aperte delle case, perché in molte scoprirete piccoli patii verdi disseminati di aspidistre e fiori. Non perdetevi inoltre la Taberna Del Zorro, dove assaporare squisite tapas  (per esempio, le berenjenas con miel – melanzane al miele -, il cazón en adobo – bocconcini di canesca fritta – o i calamares a la plancha – calamari alla griglia) oppure una colazione con tostadas della dimensione di una scarpa n. 50. Non potete non provare anche le famose tortas de aceite (torte all’olio) di Ines Rosales, ognuna ricoperta da un sottile foglio di carta assorbente e vendute – a peso d’oro – anche a New York!].

Gaucín

Negli ultimi anni Gaucín si è trasformato in un paese di artisti, soprattutto grazie alla presenza di artisti spagnoli e stranieri che lo hanno scelto come residenza e che qui organizzano interessanti iniziative. Tra queste Open Studios, che vede l’apertura al pubblico degli studi d’artista, in genere durante due fine settimana di maggio [ci torneremo prossimamente!].

Ancora più forte è il legame con l’arte di un altro dei pueblos blancos, Genalguacil (dall’arabo Genna-Alwacir, “giardini del visir”). Situato sul lato sinistro del fiume Genal e raggiungibile percorrendo una strada non adatta ai deboli di stomaco [pensavo di essere abituata a tutto dopo l’adolescenza nella Langhe, e invece no…], questo piccolo paese di appena seicento abitanti offre al visitatore sorprese inaspettate. Il labirinto di strette vie, costeggiate dalle pareti candide delle case, è infatti disseminato di opere d’arte: dipinti murali, sculture, ceramiche dipinte, installazioni, graffiti. Ciò che ha permesso a Genalguacil di divenire un vero e proprio “Paese-Museo” all’aperto e, in sostanza, un’opera d’arte in se stesso, in cui si fondono le bellezze artistiche con quelle naturali, è stata la lungimirante iniziativa dell’amministrazione locale di ideare, a partire dal 1994, “Incontri d’Arte” (Encuentros de Arte) biennali. Durante le prime due settimane d’agosto degli anni pari il paese si popola di conferenze e laboratori e, soprattutto, di artisti, scelti tramite concorso, che qui devono realizzare il progetto proposto. Le opere d’arte entrano poi  a fare parte della collezione permanente di Genalguacil, esposte nelle sale del Museo d’Arte Contemporanea “Fernando Centeno” oppure nelle vie e piazze del paese. Si alterna agli incontri d’arte, nei mesi dispari, l’evento Arte Vivo, che vede la partecipazione di artisti nella realizzazione di un progetto comune e di interventi urbanistici nel paese.

Genalguacil
Genalguacil
Alfredo Cozar, “Impulso”, 1996, Genalguacil, calle Arroyo.
Genalguacil, Plaza de la Constitución
“Art Mandalas”. Mandala realizzato con le impronte di mani e piedi dei partecipanti al laboratorio di ceramica.
Genalguacil

 

Cosa leggere: Carmen di Merimée, naturalmente!

Colonna sonora: Andalucía del Kanka, inno d’amore alla sua terra.

 

 

 

 

 

 

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