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Castell de Guadalest: il paese con (quasi) più musei che abitanti

Uno dei pochi borghi ben conservati della Comunidad Valenciana, che penso  si giochi il “primo posto” con Altea, è Castell de Guadalest (o, più semplicemente, Guadalest), da alcuni definito come uno dei paesi più belli dell’intera Spagna.

Raggiungibile in meno di un’ora da Alicante, percorrendo l’autostrada in direzione Valencia e poi una piacevole strada immersa nel verde (alcuni scorci ricordano la Toscana, giuro!), Castell de Guadalest quasi ti sorprende, dopo aver lasciato alle proprie spalle i grattacieli di Benidorm, il “mondo di plastica” di Terra Mitica e l’ordine quasi da rendering de La Nucia.

Come suggerisce il suo nome, è un paese di origine araba che, dopo la Reconquista, divenne dominio di nobili catalano-aragonesi. Delle due fortezze dell’XI secolo, poi Castello di San José e Castello della Alcozaiba, restano purtroppo poche tracce, sopravvissute a due terremoti, alla Guerra di Successione e all’incuria.

Resti del Castello della Alcozaiba e pantano
Castello di San José

Oggi Castell de Guadalest è un borgo incantevole e ben curato, che si affaccia sul’omonimo pantano color turchese offrendo in ogni direzione panorami mozzafiato. Oltre al Museo Municipale Casa Orduña, casa-museo del XVII secolo, si raccoglie qui, in pochi chilometri di superficie, un numero sorprendente di musei, uno più curioso dell’altro: Museo del Presepe e delle Case di bambola, Museo-Collezione di veicoli storici, Museo delle Saliere e Pepiere, Museo Etnologico, Museo Storico Medievale, Museo-Collezione di biciclette, Museo delle Microminiature e Museo Microgigante.

Museo delle Saliere e Pepiere

Il Museo delle Microminiature e il Museo Microgigante nascono dall’immaginario dell’artista Manuel Ussá, che fa rivivere piccoli elementi della natura, come insetti, semi, granelli di sabbia, piume e fossili, animandoli di minute figure e paesaggi e trasformandoli in opere d’arte in miniatura. Così nelle collezioni si possono trovare una formica che suona il violino, una pulce che passeggia in bibicletta lungo le curve di un seme, un’opera di El Greco dipinta su un chicco di riso. In contrasto con le miniature è l’ambiente, dove gli elementi naturali sono invece sovradimensionati: dalla scala a forma di conchiglia al grande gruppo scultoreo dell’Albero dei Frutti Umani (1984-1995), sviluppato su due piani, sorta di scultura organica che coniuga il simbolismo Surrealista con il decorativismo Modernista.

Microminiatura di Ussá

È invece chiuso il Giardino Magico, popolato da sculture in pietra e bronzo, oggi purtroppo totalmente abbandonate.

Ciò che resta del Giardino Magico

A soprendere a Guadalest è però anche una sorta di freddezza che lo rende quasi un “non-luogo”, senza vita propria. La sua autenticità sembra perduta. Nessuno vive più nel paese, animato soltanto da negozi di ceramiche e prodotti locali e da gruppi di turisti. Chiuse le serrande e partiti gli ultimi pullman, Guadalest resta vuoto e silenzioso, nella sua perfezione.

 

Albero dei Frutti Umani, dettaglio
Scala a chiocciola
Albero dei Frutti Umani

 

 

 

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