Chiacchiere di un'italiana in Spagna

Musica spagnola #1: Maui

Quando sono arrivata in Spagna conoscevo poco della musica spagnola o in lingua spagnola. Diciamo che ho sempre amato di più la musica in lingua inglese e che non andavo al di là de “La Flaca” di Jarabe de Palo e di qualche brano di Santana, Maná e degli Héroes del Silencio. In più avevo sviluppato – ed è così tuttora, ancora più di prima – una vera idiosincrasia verso la musica reggaeton.

Era l’estate del 2013 e ricordo di essere stata “assalita” da alcune canzoni che venivano trasmesse dalle radio a ripetizione: “Corre” dei fratelli messicani Jesse&Joy, “Vuelvo a verte” di Malú (sì, come la coppa al cioccolato), “Tu jardín con enanitos” di Melendi e, soprattutto, svariati pezzi di Alejandro Sanz e Pablo Alborán. Il primo ricorda Michele Zarrillo, il secondo è un po’ Gigi e un po’ Tiziano. Hanno delle bellissime voci, ma i testi fanno inevitabilmente venire il diabete tra “amor”, “corazón” e “lagrimas”. Alborán per me non è più “Pablo”, ma è “quello che si strappa i peli dal petto” in una valle di lacrime (guardatevi il video di “Por fin” e capirete perchè…).

Tornando a noi.

All’inizio sono stata presa dallo sconforto, anche se quelle canzoni mi hanno aiutata a imparare lo spagnolo e hanno comunque un sapore dolce, perché mi ricordano le emozioni di quei giorni. Poi però ho iniziato a scoprire cantautori e cantautrici meravigliosi. Una di queste è MAUI.

Maui è una tipa stravagante e autentica, sono i primi due aggettivi che mi vengono in mente pensando a lei. L’ho sentita parlare alla radio in un’intervista, casualmente, e mi ha incuriosito ancora prima di ascoltare la sua musica.

È un’andalusa verace e la sua radice è naturalmente il flamenco. Nata nel 1977 a Utrera, nella provincia di Siviglia, Maui (María Luisa Ramírez) ha vissuto a lungo a Granada, nel cuore dell’Andalusia. Il padre Miguel, gitano, era un barbiere di professione e chitarrista del gruppo Los Centellas per amore, mentre la madre, Carmen Arjona, una casalinga. Una famiglia umile, quella di Maui, cresciuta in un quartiere marginale ma ricco di stimoli. Lei stessa racconta: “vengo da lì, dalla radice più bella che si possa avere, quella di non avere niente e avere tutto”. Circondata dal soleá e dalla passione per il flamenco del padre e del noto zio, Miguel Vargas Ramírez (detto “Bambino”), si avvicina alla musica fin da piccola, suonando il pianoforte e la chitarra, scrivendo canzoni e innamorandosi poi del violoncello durante gli anni del conservatorio.

Nel 2002, nell’Albaicín di Granada, nasce il suo primo gruppo, Maui y los Sirénidos, con il quale incide tre album, Flamenco sumergido (2005), Un ratito más (2008) e Problemología (2011), arricchendo la sua radice flamenca con la musica cubana, il jazz, il pop.

Dopo il trasferimento a Madrid, nel 2015, esce il suo primo album da solista, Viaje interior, che le vale la nomination ai Premi della Musica Indipendente nella categoria “Miglior album flamenco” e che vede la collaborazione con El Kanka, Jorge Pardo, Raúl Rodriguez e Martirio.

In Viaje interior c’è tutto il mondo di Maui e un messaggio di positività, un inno alla vita, alla fantasia, al senso dell’umorismo.

No me asusta la tormenta… A mí me mueve la vida, yo no entiendo de destino si a fin de cuentas lo importante
resulta ser el camino. Il messaggio è già chiaro nel brano di apertura dell’album, De baldosas amarillas, che riprende il titolo dalla “strada dei mattoni gialli” del Mago di Oz.

Lei la immagino un po’ così, come sulla sua copertina: una Dorothy contemporanea, con uno stile originale (in un mix tra flamenco e Moulin Rouge) e una forte personalità. Non a caso è stata definita “la Lady Gaga del flamenco”.

Se vi va, date un’occhiata al sito di Maui e ascoltate le sue canzoni. Soprattutto Dejarse llevar, in duetto con El Kanka, secondo me è meravigliosa.

Un “carpe diem” dolcissimo.

Che il tempo si fermi qui, con questo profumo di jasmine, con questa leggera brezza d’estate, la mia mano, la tua mano. Perdere le foglie e fiorire, morire tre volte al secondo e rinascere, che il tempo si fermi qui, che non ci sia nulla che devi dire.

Solo lasciarsi andare, per l’andirivieni dell’instabilità, sentire le formiche nella mia pelle, sfidare la legge di gravità. Solo lasciarsi andare, come se dopo non ci fosse nient’altro.

Che il tempo si fermi qui, diventa rosso l’orizzonte quando il sole decide di andarsene via, e volano i desideri più lontani, si intreccia la tua mano con la mia. Perdere le foglie e fiorire, morire tre volte al secondo e rinascere, che il tempo si fermi qui, che il tempo si fermi qui.

Insomma, Maui per me è eccezionale e mi ha aiutata ad avvicinarmi al flamenco in modo facile. Se poi consideriamo che il picco dell’ispirazione per i flamenchi è il “duende”, non potevo che iniziare con lei a parlare di musica spagnola.

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