Fuori Tema d'Arte

“Forme e colori” a Bossolasco: un percorso d’arte nel centro storico.

Questo è un “Fuori Tema d’Arte” un po’ speciale, perché riguarda un’iniziativa alla quale sono molto legata.

Sono nata e cresciuta a Milano, ma, da quando ero in culla fino almeno ai diciotto anni, ho trascorso molto tempo – tutte le estati e quasi tutti i fine settimana – in un piccolo paese dell’Alta Langa, Bossolasco. Poco più di seicento abitanti (“più noi 3”, si diceva con i miei) per un vero e proprio paradiso di boschi, noccioli, rose, buon cibo, dove ho avuto il primo gruppo di amici, i primi amori, il primo assaggio di libertà.

Negli ultimi anni il centro storico di Bossolasco ha vissuto un grande cambiamento: le case sono state restaurate, sono stati aperti nuovi ristoranti di qualità, ogni dettaglio è stato curato affinché il paese tornasse a essere quella “perla delle Langhe” tanto decantata da pittori e poeti.

Carlo Ravaioli, Bossolasco, 2014

Ultimamente, purtroppo, trascorro a Bossolasco soltanto uno o due settimane all’anno. Quando, giungendo dall’autostrada Torino-Savona, dopo un viaggio di 1400km, vedo il bar dei moticiclisti di Montezemolo e poi, in lontananza, Murazzano, già inizio a sentirmi nel posto giusto. Già so che si avvicina la mia passeggiata preferita, la carne cruda di Roberto, la casetta di legno piena di “puccioserie” di mia madre, il croissant ai lamponi della Drogheria, i gianduiotti di Truffa. [So cosa state pensando: su 5 cose in elenco, 3 sono da mangiare… è che devo recuperare quando torno in Italia!].

Insomma, potrei parlare per ore di questo luogo per me tanto speciale, ma veniamo al punto.

Dall’estate del 2013, grazie all’iniziativa dell’Associazione “Amici di Bossolasco per l’arte” e alla partecipazione attiva di numerosi volontari, il paese ospita un evento a mio parere meraviglioso, “Forme e colori“, durante il quale Bossolasco, per due mesi (luglio-agosto), “apre le porte” agli artisti in maniera originale: le loro opere – di pittura, scultura, fotografia – sono infatti esposte all’interno delle cosiddette “case-morte”, ossia in abitazioni o locali in disuso, disseminati per tutto il centro del paese.

Il vantaggio è quindi duplice: da una parte, le case tornano a vivere e il paese si trasforma in una sorta di “museo diffuso”, in un percorso che coinvolge le opere d’arte ma anche le architetture storiche e il paesaggio; dall’altra, gli artisti hanno la possibilità di allestire vere e proprie personali all’interno di ambienti che “raccontano una storia”.

Questa manifestazione rappresenta un’occasione importante affinché Bossolasco recuperi quello stretto legame con l’arte che si conserva nella memoria di molti ma che pareva essersi perduto.

Proprio di questo legame parleremo in un prossimo articolo…

 

P.S. La fotografia di copertina è di Marco Cananzi (che ringrazio particolarmente, anche perchè quest’anno ha realizzato le foto per il catalogo alla velocità della luce).

 

 

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